I primi dieci
A jumi cittu un ji a piscà.
Traduzione: Non andare a pescare al fiume silenzioso — non fidarti delle persone silenziose.
Cu pucu si vivi e cu nenti si mori.
Traduzione: Con poco si vive e con niente si muore.
Maru cu sta ’mpisu all’amuri, na vota nasci e natri centu mori.
Traduzione: Triste chi dipende dall’amore: nasce una volta e cento volte muore.
Si a fatica era bona, l’ordinava u medicu.
Traduzione: Se il lavoro facesse bene, lo prescriverebbe il medico.
Cu pecura si faci, u lupu sa mangia.
Traduzione: Chi si fa pecora, il lupo se lo mangia.
Si mangia ’u pisci cu si bagna ’u culu.
Traduzione: Il pesce fresco se lo mangia il pescatore — ci gode chi lo prende.
N’ta tavula e n’to tavulinu si canusci u cittadinu.
Traduzione: La persona civile si riconosce dal comportamento a tavola.
Spagnati du riccu mpovirutu e du poviru arriccutu.
Traduzione: Non fidarti mai del ricco impoverito e del povero arricchito.
’A trigghia no ’a mangia cu’ ’a pigghia.
Traduzione: La triglia non la mangia chi la pesca — essendo cara, va a chi può spendere.
Megghju aviri a chi fari cu centu briganti, ca cu nu stortu gnuranti.
Traduzione: È meglio avere a che fare con cento briganti che con uno solo, ma stupido.
L’ironia e la schiettezza sono lo spirito che anima i proverbi calabresi: parole dirette, senza eccedere nell’offesa. Radici popolari profonde, tramandate di generazione in generazione, legate ai prodotti della terra e del mare, alla contrapposizione tra ricchi e poveri, al carattere concreto dei calabresi.
Dal undicesimo al ventesimo
Cu “no” ti spicci, cu “si” t’impicci.
Traduzione: Con un “no” tagli corto, con un “sì” rimani invischiato.
Fimmana senz’arduri è comu rosa senza hiavru.
Traduzione: Donna senza calore è come rosa senza profumo.
Cu mangia cu ddu ganghi, prestu s’affuca.
Traduzione: Chi mangia con due ganasce, presto si affoga.
L’amuri è comu l’acqua: in calata va in chianata no.
Traduzione: L’amore è come l’acqua: va in discesa, ma non in salita.
Chine campa sperannu, affrittu more.
Traduzione: Chi di speranza vive, disperato muore.
Acqua, cunsigghi e sali, a cu na ’ndumanda, non ci dari.
Traduzione: Acqua, consigli e sale: a chi non te li chiede, non darli.
Vai ’chi megghiu toi e facci i spisi.
Traduzione: Frequenta chi è meglio di te e, se puoi, impara da loro.
Cu zappa mbivi all’acqua, cu futti mbivi a gutti.
Traduzione: Chi lavora beve acqua, chi ruba beve vino.
Cu sparta pija a megghju parta.
Traduzione: Chi divide le parti si prende quella migliore.
Cu amici e cu parenti no cattari e non vindiri nenti.
Traduzione: Con amici e parenti non comprare e non vendere niente.
Ogni proverbio è uno specchio: un popolo lavoratore, caparbio, umile e di grandi virtù morali. Usi, tradizioni e costumi della Calabria — soprattutto quella di un secolo fa — raccontati in poche parole essenziali.
Dal ventunesimo al trentesimo
Quandu a tavula è conzata, cu no mangia perdi a spisa.
Traduzione: Quando la tavola è imbandita, chi non mangia perde il cibo.
Bona maritata, senza donna e canata.
Traduzione: Contrae un buon matrimonio chi non ha né suocera né cognata.
Cumpra caru, ca stai ’mparu.
Traduzione: Compra ciò che è caro e ti troverai bene.
Oni testa è nu tribunali.
Traduzione: Ogni testa è un tribunale.
Diciami a chine si figliu, e ti dicu chine si.
Traduzione: Dimmi chi è tuo padre, e ti dirò chi sei.
U saziu nu’ canusci u dijunu.
Traduzione: Chi è sazio non conosce il digiuno.
Megghiu pani e cipudda o to paisi, chi nu palazzu a mmenzu e missinisi.
Traduzione: Meglio pane e cipolla al tuo paese che un palazzo in mezzo ai messinesi.
Chi pocu tene, caru ’u tene.
Traduzione: Chi ha poco, fa molto attenzione a ciò che possiede.
Porci e figghijoli cumu i ’mpari i trovi.
Traduzione: I maiali e i figli come li educhi li trovi.
Cu ndavi muccia, cu non havi mustra.
Traduzione: Chi possiede averi li nasconde, chi non li possiede li mette in mostra.
Molti di questi proverbi si ritrovano anche in altri dialetti del Sud, con le stesse idee e parole diverse. Segno di quanto la Calabria condivida con tutto il Mezzogiorno radici sociali e culturali comuni.
Dal trentunesimo al quarantesimo
Chi te vo bene te fa ciangere, chi te vo male te fa ridere.
Traduzione: Chi ti vuol bene ti fa piangere, chi ti vuol male ti fa ridere.
’Cu non poti mangiari i carni si mbivi u brudu.
Traduzione: Chi non può mangiare la carne si accontenti del brodo.
Bisognusi, presuntusi.
Traduzione: Chi ha bisogno, non si fa scrupoli a chiedere.
Chini chianta patati, coglia patati.
Traduzione: Chi pianta patate, raccoglie patate.
Quandu u diavulu t’accarizza, l’anima voli.
Traduzione: Quando il diavolo ti accarezza, vuole l’anima.
Cu voli u schecchu mi su ’ccatta.
Traduzione: Chi vuole l’asino che se lo compri.
’Nt’ogni mandria c’è na pecura rugnusa.
Traduzione: In ogni mandria c’è una pecora rognosa.
A vurpe quannu ’un junge all’uva dice ch’è amara.
Traduzione: La volpe quando non riesce a prendere l’uva dice ch’è acerba.
Cu mangia e non mbita, non mi campa mi si marita.
Traduzione: Chi mangia e non invita, che non viva per sposarsi.
U gobbu a menzu a via non si guardava u imbu c’avia.
Traduzione: Il gobbo per la via guardava la gobba degli altri, non la sua.
“Questi proverbi nascono dalla stessa Calabria che da trent’anni ci ispira nella selezione dei prodotti tipici. Chi vuole portare un pezzo di Calabria sulla propria tavola, può scoprire la nostra selezione qui.”
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